Regola

Il lavoro si definisce a partire da un insieme prefissato di matite, fra le quali ogni volta operare una scelta casuale, letteralmente alla cieca, generando fitte sequenze di linee orizzontali dove l’occorrenza imprevedibile del colore acquista una sua necessità e ragione solo a lavoro finito. Il criterio generativo iniziale ha un potere non definitivo: solo la conclusione del “gioco” consente allo sguardo la consapevolezza di una vera e propria regola. (L. B.)

“Questi aspetti sono ben evidenti nella serie Ninfee (2014), ma anche in Fortezza (2002) e nei lavori Regola (2015). Gli elementi dell’inventario sono di volta in volta rappresentati da forme, spesso identiche, colori, e posizioni. La ripetizione non è mai ripetizione in senso stretto. Sia perché assume un senso nuovo in ciascuna posizione, sia perché l’elemento cambia in qualche suo tratto, in genere nel colore. Dei tre autori Battisti è quello che spinge di più la propria riflessione su un piano semiotico più che linguistico e si confronta con la nozione di codice in senso proprio.

Il pattern, la forma che emerge dalla combinazione è questa a veicolare il senso e a creare il nuovo. Ricorda gli esempi usati per descrivere le regole della trasmissione dei messaggi secondo la teoria matematica della comunicazione, dove le regole di combinazione costituiscono restrizioni che definiscono il codice e lo garantiscono contro ogni forma di disturbo, grazie alla ridondanza che è mezzo di sicurezza per far emergere le regolarità e il contenuto del messaggio attraverso la sua peculiare forma regolata.” (Isabella Chiari, da Dove l’ordine è senso, Catalogo della mostra Sintattica, Museo H. C. Andersen, Roma 2015, a cura di F. Gallo, Maretti ed. 2015)

“Nelle opere eseguite per Sintattica, Battisti, quindi, mette in scena la dialettica fra la sapienza della mano educata e la sua apparente mortificazione nell’esecuzione di regolari velature di acquerello o semplici linee tracciate con matite colorate e riga, in Regola appunto: operazioni che seppure non meccaniche, trattengono una memoria solo larvale del rapporto sensuale con la superficie del supporto e la pelle del colore. Tale tensione derivante da una fisicità trattenuta, in realtà è piuttosto frequente nella pittura degli ultimi decenni.” (Francesca Gallo, da Corpi al lavoro sulla superficie delle cose, Catalogo della mostra Sintattica, Museo H. C. Andersen, Roma 2015, a cura di F. Gallo, Maretti ed. 2015)

“Una constatazione di tipo analogo, ma contraria e reciproca, mi suggerisce la visione di Nove, 2010, Ninfee, 2014 e Regola, 2015 di Luigi Battisti, la cui sintassi mi sembra dominata proprio dal principio della traslazione e dall’attività narrativa dello spostamento lineare. Lo sguardo — dopo l’impatto visivo dell’insieme — è portato ad una lettura temporale da sinistra a destra, dall’alto in basso, che conduce il soggetto lungo un percorso arginato dai confini del pattern, urtando i quali esso è necessitato a tornare indietro e a esperire la reversibilità del movimento stesso, reversibilità che determina, ovviamente, una diversa lettura. La traslazione, che vive della combinazione, randomica e/o intenzionale, dei colori, narra inoltre la storia dei corpi cromatici che si formano e che nel passaggio temporale dall’una all’altra posizione acquisiscono un vissuto corporeo più o meno diluito, addensato, assorbito dal fondo.” (Monica Cristina Storini da Sintassi narrativa: Becket, Carducci e la traslazione cromatica, Catalogo della mostra Sintattica, Museo H. C. Andersen, Roma 2015, a cura di F. Gallo, Maretti ed. 2015)