Diciamo Nulla

diciamo Nulla è un progetto espositivo che vede coinvolti il critico letterario Francesco Pontorno e il poeta Carlo Bordini, chiamati a dialogare con la pratica artistica di Luigi Battisti.

Un lavoro di selezione lessicale è svolto sui vari testi critici che negli anni hanno accompagnato lo sviluppo della ricerca pittorica di Battisti, e che in questo caso hanno funzionato come un repertorio linguistico da spogliare e da ripresentare sotto le forme mutate e sintetiche della poesia.

La risposta dell’artista a questa offerta poetica prende forma in un insieme di nuovi lavori, presentati per la prima volta nell’aprile del 2010 alla Galleria Change + Partner di Bracciano: 9 lavori nei quali è messo in atto un personale metodo di derivazione pittorica che compie l’effetto di una scrittura affascinante quanto indecifrabile. Si tratta infatti di opere su carta dove gli incroci di impercettibili griglie geometriche di partenza sono saturati da colature di olio di papavero, ombre traslucide allargate in cerchi di varie dimensioni e la cui disposizione ritmica sul foglio allude alla sintassi essenziale di un puntiforme balbettio visivo.

“Un modo di fare pittura, quindi, che tra anni Ottanta e Novanta viene ereditato e riformulato dal cosiddetto Neo-Geo, dagli Spot Paintings di Damien Hirst o dai Campionari di colori di Gerhard Richter. Autori in cui, tuttavia, la dimensione concettuale investe prepotentemente anche la prassi esecutiva, tanto da annullare il coinvolgimento del corpo, che invece rimane lo strumento prediletto da Battisti. Il pittore, infatti, nell’adozione di tali forme di armonica serialità si lascia suggestionare, all’inizio degli anni Duemila, dall’ascolto della musica di John Cage e di Morton Feldman. In particolare quest’ultimo fa esplicito riferimento all’all-over di Jackson Pollock per la definizione del proprio innovativo metodo di composizione[1], un concetto che si attaglia bene anche alle modalità esecutive dei lavori di Battisti: serie potenzialmente aperte, basate su variazioni minime, talvolta casuali, per esempio nell’ampiezza delle gocce di olio siccativo di diciamo Nulla (2010).” (Francesca Gallo, da Corpi al lavoro sulla superficie delle cose, Catalogo della mostra Sintattica, Museo H. C. Andersen, Roma 2015, a cura di F. Gallo, Maretti ed. 2015)

[1] Cfr. P. Vergo, The Music of Painting. Music, Modernism and the Visual Arts from Romantics to John Cage, London, Phaidon 2010.