Luigi Battisti (Poggio Bustone, 1957) vive e lavora a Roma.

Si è diplomato all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila ed è attivo fin dal 1990, quando a Milano partecipa alla collettiva Italia Novanta, curata da Achille Bonito Oliva.

Inizialmente, la sua ricerca artistica affonda le radici nella Minimal Art, in particolare per una certa congiunzione e ribaltamento reciproco tra pittura e scultura, compiuti all’insegna di geometrie essenziali e di un uso plastico e misurato del colore. Fin dall’inizio, e attraverso un confronto di duplice ridefinizione tra pittura e scultura, gli ambienti progettati e ‘scolpiti’ in toto pongono uno dei punti centrali del suo operato nell’indagine sul rapporto tra forma, colore e superficie (Studio Scalise, Napoli 1991 e 1992; Galleria Planita, Roma 1995). Negli anni, tale rapporto sarà declinato in assoluta libertà di materiali, dal legno alla lana, dal metallo al silicone, e nell’impiego e coesistenza di tecniche pittoriche e tecniche artigianali, come la tessitura e il ricamo, pervenendo così a una originale messa in funzione di principi operativi, più che di modalità, derivanti dalle Avanguardie Storiche. Significative, a riguardo, le mostre alla Galleria AOC (1994) e alla Sala 1 (1997) di Roma e, più recentemente, all’Istituto Italiano di Cultura e alla galleria Interdit Creation di Shanghai (2006). Negli ultimi anni, il progressivo impiego della carta come supporto, ha accompagnato un deciso approfondimento linguistico della pittura, nelle forme di una sintassi apparentata a quelle della composizione musicale e dell’aritmetica. La pittura adesso si esprime in strutture prestabilite e nella ricorrenza ritmica di segni risultanti da gesti controllati, con l’uso di acquerello, olio di papavero, matite colorate (Museo Andersen, Roma 2015; PAN, Napoli 2009; galleria Change, Bracciano 2010). Contemporaneamente, Battisti svolge una riflessione di natura scultorea e installativa che consiste nella sottolineatura di elementi architettonici attraverso l’uso di materiali tessili, in cui il riferimento alla pittura e al disegno, lungi dal perdersi, si riafferma in chiave spaziale e volumetrica e in metafore di ascendenza narrativa (Museo Andersen, Roma 2015; Liceo Artistico Ripetta, Roma 2014).

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